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Le Arti Liberali e l’IA: una riflessione obbligatoria ! (Dott.ssa Daniela Bellomi)

5 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

 

Le arti liberali salveranno l’umanità e l’ Intelligence dall' IA: la cultura umanistica - sono molti a pensarlo, a crederlo e a coltivarlo come “arma  vincente” ! Molti sono convinti, ancora oggi, malgrado la folle corsa della tecnologia e l'ingresso -  potremmo definire “di prepotenza” - dell' IA ad ampio spettro che la cultura umanistica sarà in grado di salvare il mondo dalla stessa IA.  Chiaramente questa dichiarazione non ha nessun intento denigratorio verso l' IA come “di un qualcosa che voglia minare il mondo stesso, anzi”.  Ma nel momento in cui andiamo a esprimere la definizione per cui la cultura umanistica salverà il mondo dall' IA -  ora che è stato chiarito il senso delle parole -  (e torniamo al mio tanto amato concetto dell'importanza del significato delle parole, quindi della semantica !) appare chiaro che si voglia fare riferimento a ciò che la cultura umanistica permette all’Uomo di esercitare proprio “tramite se stessa”, se la vogliamo  de-oggettivare. Il pensiero critico, la profondità etica e la capacità di dare un senso alle cose, alle persone ed alle situazioni oltre che alle sfumature riesce a fare “quel qualcosa” che le macchine intese come ampio campo tecnologico non possono. Che poi l' IA sia uno strumento potente, direi potentissimo e sicuramente più potente di quanto oggi si riesca ad immaginare e ad ipotizzare è un’evidenza palese:  che sia principalmente basato sulla prevenzione statistica e sul calcolo combinatorio è  conoscenza ormai diffusa cosi però come che non per tutti è chiara la comprensione profonda e soprattutto le conseguenze naturali di una nave in mare aperto senza al timone le discipline umanistiche. Il rischio attuale – uno dei tanti – è di avere a che fare con una tecnologia fredda e ripetitiva ma, anche, di subire questa tecnologia senza il valore di un pensiero critico. Con questa ipotetica assenza ci si rende conto che le macchine che elaborano dati ma che non sanno metterli in discussione o dei quali non sanno giudicare la validità morale necessitano di un supporto. Un supporto come quello della filosofia e della storia - ad esempio – citando una parte della cultura umanistica - ci insegna a dubitare e ad analizzare i diversi contesti. Ma, anche, a smascherare le illusioni di un sapere superficiale: l'essere umano può migliorare, avvalorare ed  accrescere la propria solida base critica e non essere un lettore passivo di risposte automatizzate proprio grazie alla criticità e al senso umano che le sue basi umanistiche nonché le discipline che ne fanno parte gli permettono di avere. L’IA sappiamo essere in grado, oggi, di generare testi, di produrre immagini, di mescolare ciò che è già esistito in passato (chiaramente questo avviene perché l’ IA è stata pensata come “qualcosa” che siamo andati a nutrire affinché poi - diventando un’enorme contenitore di informazioni - avesse una rapidità ed una velocità non consentita all'essere umano - di confrontare e raccogliere dati pertinenti ad una qualsiasi richiesta piuttosto che ad una determinata tematica: il tutto facendo anche riferimento ad un passato che – umanamente - è dichiaratamente impossibile poter ricordare, confrontare, paragonare e quindi sintetizzare poi in un unico e conclusivo pensiero o discorso che sia). Affrontare l'argomento della creatività, della vera creatività che nasce dall'esperienza, che nasce dalle emozioni, che nasce dalle sfumature della coscienza e anche dal dolore della vita vissuta è arduo compito che la letteratura e l'arte, citandone due, riescono a mantenere proprio perché pongono, sempre ed ancora, l'uomo “al centro”  ! E non solo lo tengono in considerazione come misura di ogni valore e di ogni progresso - quindi fondamentalmente anche di quello che è un progresso tecnologico – ma tengono in considerazione il suo livello etico, ad esempio. Come evidenziato da tantissime analisi che sono state condotte e che sono facilmente reperibili le scienze umane danno una direzione alla tecnologia, ovvero integrano quelle che sono le competenze scientifiche e tecnologiche per guidare quella che è propriamente una rivoluzione. Quelle che oggi chiamiamo la rivoluzione digitale è una rivoluzione nella quale la tecnologia deve continuare a restare al servizio dell'essere umano e non ridurlo ad una variabile secondaria grazie all'approccio umanistico che deve, però, riuscire a comunicare in maniera efficace ed efficiente con la comunità in modo tale da risvegliare il senso non solo dell'etica ma anche della responsabilità sociale al centro di un'epoca, di un'era che amiamo definire o siamo soliti definire infosfera ma che sostanzialmente possiamo tranquillamente chiamare “di sviluppo industriale”: perché sono cambiati i termini, sono cambiate le parole con le quali oggi noi definiamo un cambiamento piuttosto che una qualsiasi altra forma di rivoluzione ma la sostanza e il concetto principe non è mutato. Unire quindi le discipline umanistiche alla tecnologia permetterà di creare percorsi formativi che siano completi ed equilibrati. Questo sarà possibile anche grazie al valore aggiunto di un lessico ricco e di una logica propria - ovvero di un qualcosa che l'essere umano non dovrà amplificare necessariamente con l'ausilio delle macchine. Anzi sarà la macchina a godere dell'ausilio di questa amplificazione ! Il digitale – o anche quello che oggi chiamiamo  l’IA generativa - è sempre più pervasiva. Ma è anche molto opaca ! All'interno di tutti i contesti impone nuove competenze e richiede la necessità di un pensiero critico. Impone la capacità di riconoscere le retoriche proprio perché non si diventi sudditi di algoritmi e si possa conservare - se non già perduta e quindi da recuperare - una leadership che è radicata proprio nelle arti liberali, se facciamo un passo indietro nella storia. Le arti liberali ovvero la filosofia, la retorica, la logica e la storia - in generale le discipline umanistiche - hanno offerto all'uomo quegli strumenti critici ed etici che sono stati indispensabili per orientare, comprendere e governare proprio lo sviluppo dell' IA. Oggi il rifiuto di queste arti liberali è un paradosso in cui si vive e del quale non ci si rende conto ! Gli algoritmi non sono neutri ! Grazie alla cultura umanistica possiamo vedere i limiti e possiamo avanzare pretese. Possiamo pretendere la trasparenza da ogni innovazione tecnologica perché sappiamo che, nel corso della storia di un modello culturale solido, l'essere umano è rimasto sempre al centro del progresso e non potrà essere diverso per il progresso digitale: le macchine elaborano dati e sicuramente imitano stili in modo quantitativo ma la vera novità concettuale è la soluzione originale ad ogni problema che resta una prerogativa umana. L'informatica moderna come sappiamo e dalla quale ovviamente non viene esclusa l' IA si basa su operazioni logiche elementari che legano da sempre la filosofia e la scienza del calcolo, i teoremi di completezza e anche di indicibilità. Questo dimostra che esistono delle verità che non solo non superano la prova algoritmica ma che lasciano spazio all'interpretazione e al pensiero filosofico. Quello che ci possiamo augurare e quello che dobbiamo costruire - per un futuro sano - non è una sostituzione ma è una collaborazione: la ricerca di una sinergia! Sicuramente l'intelligenza artificiale come continuamente ripetiamo e sentiamo ripetere libera e libererà l'uomo da quelli che sono dei compiti di produzione ripetitiva. Tuttavia va ripensato anche il ruolo dell'uomo che non solo deve restare al centro in un mondo dominato dalle macchine, dalla tecnologia e da una nuova forma di intelligenza ma che debba, che sappia trasformarsi in una nuova versione aggiornata: che sia in grado di gestire la tecnologia affinché la stessa sia strumento al servizio della società. Chiaramente questo può essere un obiettivo ed uno scopo che l'essere umano ha, conserva e trasmette ma che non potrà mai delegare all’IA. Per un futuro davvero pensabile non dobbiamo immaginare una supremazia delle macchine sull'uomo e nemmeno un atteggiamento di chiusura da parte dell'uomo verso quelli che sono ottimi strumenti: entrambi sono essenziali perché si possono completare a vicenda. Il punto non è smontare - ad esempio - il mito dell'algoritmo per quanto riguarda il supporto dell'arte o degli artisti ma il punto è quello di comprendere come i progetti artistici possono svelare limiti, bias e stereotipi rispetto alla creatività dell’ IA svelandone un limite che non deve essere inteso, non dobbiamo intenderlo - se vogliamo davvero camminare in una prospettiva futuristica - come un'azione con un'unica valenza negativa. E’ la conoscenza del limite che permette o il superamento dello stesso o il miglioramento di quello che si sa non poter oltrepassare. L' IA, così come ogni progresso tecnologico per quanto riguarda l'uomo e per quanto riguarda ogni comunità sociale, porta in sé un’enorme valore ma è, anche oggettivamente, potenzialmente pericolosa per la democrazia. Di questo ne abbiamo consapevolezza proprio grazie alla storia ovvero grazie ad una delle arti liberali. Ma la nostra conoscenza della storia e le esperienze del passato ci devono portare, oggi, a cercare e a trovare appropriati antidoti a tutto questo affinché non si ripeta l’affidarsi in maniera eccessiva e acritica all' IA che porterebbe – ovviamente - a quella che può essere definita come un'atrofia cognitiva nell'essere umano perché, come noto, si andrebbero a ridurre le prestazioni di quello che è il nostro capitale maggiore: il capitale cerebrale !


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