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L'illusione dell'amore: anatomia criminologica e sociale del Romance Scam (dott.ssa Mariantonietta Deiana)

29 set
Tempo di lettura: 5 min

 

 

 

L’era dell’iperconnessione ha radicalmente ridefinito il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e costruiamo relazioni, spalancando tuttavia le porte a forme di devianza sottili, pervasive e devastanti come il Romance Scam, ovvero la truffa affettiva online. Troppo spesso liquidato dalla cronaca e dall'opinione pubblica come una semplice frode economica legata all’ingenuità o alla disattenzione di chi la subisce, questo fenomeno rivela, a uno sguardo interdisciplinare attento ed empatico, una realtà ben più complessa e dolorosa. Il romance scam non è un mero reato patrimoniale; è una vera e propria forma di violenza psicologica, manipolazione coatta ed estorsione emotiva in cui l’arma non è un codice informatico o un malware, bensì lo sfruttamento sistematico dei bisogni umani più profondi e autentici: la ricerca di ascolto, il desiderio di appartenenza, il bisogno di cura, l'empatia e l'amore.

Dal punto di vista dell'analisi della devianza e delle dinamiche relazionali patologiche, l’autore di una truffa sentimentale non agisce mai d’impulso o in modo improvvisato, ma segue un protocollo di condotta rigorosamente strutturato, pienamente riconducibile alle classiche tecniche di ingegneria sociale. L’adescamento prende forma attraverso la paziente costruzione di una falsa identità digitale, un profilo ideato nei minimi dettagli per generare immediata fiducia, rassicurazione e fascino. Le professioni attribuite al personaggio sono quasi sempre caratterizzate da un elevato valore sociale e da un’aura di altruismo, dedizione o eroismo: medici impegnati in missioni umanitarie all'estero, ufficiali militari in teatri di guerra, ingegneri navali costantemente in trasferta o imprenditori vedovi che crescono da soli figli piccoli. Questa proiezione unisce la percezione di forza e successo a una sottile nota di vulnerabilità personale, creando il terreno ideale per l'ingaggio empatico della vittima.

Una volta stabilito il primo contatto, si avvia la fase del love bombing digitale, una vera e propria inondazione emotiva caratterizzata da attenzioni quotidiane, messaggi costanti, complimenti e rassicurazioni. La presenza dell'autore diventa avvolgente e pervasiva, ritmando la routine della persona colpita fino a stimolare una risposta neurobiologica ed emotiva intensa, paragonabile a quella dei primi stadi di un innamoramento travolgente. Con il passare dei giorni, questa dinamica struttura una reale dipendenza affettiva. È a questo punto che il manipolatore aziona una delle leve più insidiose: l'isolamento progressivo. Con sottile abilità, la persona viene spinta a conservare il segreto sulla relazione, convincendola che gli altri non potrebbero mai comprendere la profondità e la specialità di un legame simile. Isolare la vittima significa privarla dei naturali sistemi di supporto, del riscontro critico dei familiari e dell'osservazione esterna di colleghi o amici, confinandola all'interno di una bolla emotiva autoreferenziale dove l'unica voce autorevole rimane quella del truffatore.

Soltanto quando la manipolazione e il controllo psicologico si sono consolidati, subentra la fase dell'evento critico imprevedibile e drammatico. Il copione prevede l'insorgere di una finta emergenza: un blocco doganale per materiali di lavoro, un conto medico urgente per sé o per un familiare, una contestazione bancaria all'estero o la necessità di saldare un biglietto aereo e un visto per potersi finalmente incontrare di persona. La richiesta economica non viene mai formulata come un'imposizione, ma come un'accorata e disperata richiesta d’aiuto rivolta all’unica persona al mondo di cui il truffatore dichiara di potersi fidare. Se la vittima mostra un primo momento di esitazione o dubbio, il manipolatore fa leva sul senso di colpa e sulla paura del rifiuto, ribaltando la responsabilità con frasi orientate a mettere in discussione il sentimento condiviso. Questo circolo vizioso spinge spesso la persona a effettuare versamenti ripetuti, prosciugando i propri risparmi e, in diversi casi, indebitandosi pur di trarre in salvo l'amato.

Uno dei pregiudizi più radicati, ingiusti e nocivi presenti nella società è l’idea che le vittime di queste truffe siano persone superficiali, sprovvedute, poco scolarizzate o incapaci di intendere i pericoli della rete. L’osservazione socio-criminologica e clinica smentisce categoricamente questo stereotipo. Le persone colpite da romance scam appartengono a qualsiasi estrazione sociale, livello culturale, percorso di studi e ambito professionale. La vulnerabilità non risiede mai in un deficit intellettivo, ma in un momento di particolare fragilità esistenziale o di transizione relazionale: la sofferenza per un lutto recente, la fine traumaticamente vissuta di un matrimonio, un periodo di solitudine involontaria o, semplicemente, una spiccata predisposizione personale all’empatia, all'ascolto e all'accudimento dell'altro.

Sotto una lente socio-educativa, la persona non sta inseguendo una banale illusione, ma sta cercando una relazione di senso. In un'epoca complessa come quella contemporanea, caratterizzata da legami liquidi, interazioni rapide e spesso superficiali, l’attenzione costante, la dedizione e la finta cura offerte dal truffatore rispondono a un bisogno umano profondamente legittimo e universale. Colpevolizzare la vittima attraverso dinamiche di victim blaming significa ignorare quanto la fame di riconoscimento emotivo e la speranza di essere visti e valorizzati possano temporaneamente offuscare la percezione dei segnali di pericolo e disattivare le difese razionali.

Mentre il danno patrimoniale può essere quantificato in cifre, il trauma psicologico, identitario e relazionale patito dalla persona offesa è incalcolabile e lascia ferite profonde, dando luogo a una dolorosa doppia vittimizzazione. Al crollo dell'illusione amorosa e alla perdita delle risorse economiche, spesso accumulate in un'intera vita di lavoro e sacrificio, segue la devastante scoperta che la persona a cui si sono confidati pensieri intimi, paure, ricordi e speranze non è mai esistita. L'immagine dell'altro si dissolve nel nulla, lasciando un vuoto angoscioso. A questo trauma primario si somma quasi sempre la sofferenza secondaria generata dal contesto sociale e familiare: un senso di vergogna opprimente, una feroce autocolpevolizzazione e la paura del giudizio altrui. Quando la verità emerge, i familiari e gli amici reagiscono talvolta con rabbia, scherno o incomprensione, chiedendo come sia stato possibile non accorgersi dell'inganno. Questo clima di riprovazione alimenta una vastissima cifra oscura (dark figure), portando la maggior parte delle vittime a non denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine e a non cercare un supporto specialistico, preferendo soffrire in silenzio pur di non esporre la propria fragilità allo stigma sociale.

Per trasformare la comprensione di questa piaga in un’azione concreta di prevenzione, tutela e sensibilizzazione, è indispensabile promuovere la conoscenza dei principali indicatori di rischio precoce, le cosiddette red flags. Tra le spie d'allarme più ricorrenti rientrano l'insolita e improvvisa accelerazione dei sentimenti, con dichiarazioni d'amore eterno o progetti di vita insieme espressi a pochissime settimane dal primo contatto digitale; il rifiuto sistematico e pretestuoso di effettuare videochiamate o di incontrarsi di persona, adducendo scuse legate a problemi tecnici, connessioni precarie o vincoli di riservatezza professionale; la fretta nel voler spostare la conversazione dai canali social o dalle piattaforme ufficiali ad app di messaggistica privata ed estera; la costante richiesta di riservatezza sulla relazione; e, soprattutto, qualsiasi richiesta di denaro, bonifico, ricarica di carte prepagate o acquisto di gift card, indipendentemente dalla drammaticità e dall'urgenza della motivazione fornita.

In ultima analisi, il fenomeno del romance scam ci impone una riflessione rigorosa ed empatica sullo stato della comunicazione e degli affetti nella società contemporanea. La tutela nei confronti di questa forma di devianza non può esaurirsi nelle aule di giustizia o nell'opera di contrasto ai cyber-reati, ma richiede un'azione capillare di alfabetizzazione emotiva e digitale. Educare alla consapevolezza online non significa affatto instillare il cinismo o la diffidenza generalizzata verso il prossimo, ma fornire alle persone di ogni età gli strumenti critici e conoscitivi per proteggere la propria sfera affettiva senza rinunciare all'apertura relazionale. Accogliere e sostenere chi è caduto nella trappola di una truffa affettiva richiede uno sguardo limpido e privo di giudizio, capace di validare il dolore provato, restituire dignità alla persona e accompagnarla in un faticoso ma possibile percorso di ricostruzione della fiducia in se stessa e negli altri, trasformando la vergogna in consapevolezza e l'isolamento in una solida rete di supporto umano e professionale.

 

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