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L’espressione della violenza Analisi criminologica- comportamentale della fenomenologia della violenza (di Luca Mercuri)


Analizzare la violenza oggi richiede di andare oltre l’atto fisico, osservandola come un fenomeno plastico che si adatta ai cambiamenti sociali, tecnologici e psicologici. In ambito criminologico-comportamentale, non cerchiamo solo il "cosa", ma il "perché" e il "come" un individuo arrivi a deumanizzare l'altro.

Ci sono varie tipologie fenomenologiche della violenza contemporanea che possiamo suddividere nelle seguenti categorie:

1. La Violenza Relazionale e di Genere

Questa forma di violenza affonda le radici in dinamiche di potere, controllo paura dell’abbandono, attaccamento ossessivo. Dal punto di vista comportamentale, si manifesta spesso attraverso il cosiddetto "Ciclo della Violenza" (Walker), in cui avviene una vera e propria manipolazione psicologica da cui è difficile uscire. Qui possiamo trovare due formule che vengono messe in atto:

  • Violenza Psicologica: Spesso invisibile, ma molto dannosa che utilizza il gaslighting (manipolazione della percezione della realtà) e l'isolamento sociale per annullare l'autonomia della vittima.

  • Femminicidio e Violenza "Possessiva": Criminologicamente, l'autore presenta spesso un deficit di elaborazione dell'abbandono, interpretando l'autonomia della partner come una minaccia alla propria integrità narcisistica.

  • Violenza della donna nei confronti dell’uomo: che si manifesta spesso con reati come stalking, linguaggio screditante, violenza psicologica che mina la virilità e l’autostima, sottrazione di minori, violenza fisica e verbale. Tale fenomenologia presenta un numero oscuro poiché l’uomo difficilmente denuncia soprattutto per fattori di natura sociale, di giudizio sulla virilità.


2. La Violenza Liquida e Digitale (Cyber-Violence)

La tecnologia ha rimosso i freni inibitori tipici del confronto vis-à-vis. Questo fenomeno è noto come disinibizione tossica online.

  • Cyberbullismo e Shitstorm: La distanza fisica annulla l'empatia. Non vedendo la sofferenza sul volto della vittima, l'aggressore non riceve il "feedback del dolore" che normalmente bloccherebbe l'aggressione, inoltre questa tipologia di violenza è silenziosa, difficile da intercettare e sottopone la vittima ad una costante pressione psicologica che può portare a forme ben più gravi come l’istigazione al suicidio.

  • Revenge Porn: Qui la violenza è uno strumento di distruzione della reputazione sociale, una forma di "omicidio civile" che sfrutta la permanenza dei dati in rete.

3. La Violenza Giovanile e le "Baby Gang"

Oggi assistiamo a una mutazione della devianza minorile. Non è più solo una violenza legata al bisogno economico (profitto), ma una violenza espressiva, di riconoscimento attraverso la legge del più forte e della sottomissione dell’altro, attraverso il branco che distrugge e che acquista potere attraverso azioni di distruzione. Perché avviene ciò? Tale fenomeno è stato ampiamente studiato dalla Scuola di Chicago fìn dagli anni ’20 del Novecento in America e quindi non è nuovo. Da che cosa nasce? Possiamo individuare questi aspetti comportamentali:

  • Nichilismo e Noia: Il crimine diventa un rito di aggregazione. L'atto violento è fine a se stesso, servendo a "sentirsi vivi" o a guadagnare status sui social media tramite la spettacolarizzazione del reato.

  • Deindividuazione: All'interno del gruppo, la responsabilità individuale si diluisce. Il singolo compie atti che non commetterebbe mai da solo, protetto dall'anonimato della "massa", sentendosi riconosciuto.

  • Mancanza di punti di riferimento e orizzonti: la società odierna ha minato profondamente le figure di riferimento, sta progressivamente cancellando i sogni, le speranze, viviamo in un’anomia di nuovo conio, prendendo un termine da Durckeim, un’assenza di regole e riferimenti. Tutto ciò crea caos, disregolazione emotiva…devianza!

  • Diseducazione emotiva: le emozioni, motore delle nostre azioni, vengono represse, ignorate, vengono viste come debolezza. “Oggi se si è sensibili si è deboli, bisogna prevaricare l’altro, essere forti, non bisogna piangere, il mondo è crudele e bisogna difendersi ecc…” Espressioni come queste vengono quotidianamente utilizzate nell’educare i propri figli.


4. La Violenza Ideologico-Identitaria

In un mondo globalizzato, la paura della perdita di identità genera polarizzazione estrema.

  • Hate Speech (Incitamento all'odio): La vittima viene etichettata come "nemico" o "diverso". Questo processo di disimpegno morale (teorizzato da Albert Bandura) permette all'aggressore di non sentirsi in colpa, poiché percepisce la vittima come priva di qualità umane. La diversità è vista come pericolo, non come ricchezza, ma come obiettivo da distruggere, perché fuori da canoni di massa.

  • Radicalizzazione Online: Le "eco-chamber" (bolle informative) rinforzano i pregiudizi, trasformando la frustrazione individuale in una missione collettiva violenta.


 I Meccanismi di Difesa dell'Aggressore

Indipendentemente dalla tipologia, la criminologia comportamentale identifica alcuni processi comuni che permettono la violenza:

  1. Giustificazione morale: "L'ho fatto per una giusta causa", questa espressione testimonia la teoria della neutralizzazione di David Matza, in cui si sminuisce il danno inferto e ci si autolegittima per il comportamento espresso.

  2. Etichettamento eufemistico: Dare nomi neutri ad azioni atroci.

  3. Confronto vantaggioso: "C'è chi fa di peggio".

  4. Attribuzione di colpa alla vittima: "Se l'è cercata". Mirando a giustificare l’azione compiuta e a sentirsi nel giusto.

  5. Apprendimento sociale: la violenza, il comportamento criminale può essere appreso all’interno di un certo ambiente sociale, così come qualsiasi forma di comportamento. Tale concetto è alla base della Teoria dell’Associazione differenziale.

La violenza odierna è dunque sempre più mediatica, simbolica e performativa. Se un tempo era uno strumento per ottenere risorse, oggi è spesso un linguaggio per affermare un'identità frammentata, un’identità avvolta in un caos normativo, in assenza di punti di riferimento, di ruoli riconosciuti. Oggi tutto scorre velocemente, tutto va senza una direzione, in maniera sparsa. Non vi è più un riconoscimento emotivo, un rispetto in sé per verso l’altro. La violenza oggi non è un'esplosione improvvisa, ma il risultato di una pressione strutturale e di un cambiamento nei legami sociali. Oggi paghiamo le conseguenze di un percorso in cui alla base possiamo cogliere queste tipologie di caratteristiche:

1. Prestazione, performance e aggressività (Byung-Chul Han)

Viviamo in una società che impone l'auto-realizzazione e il successo costante ad ogni costo.

  • Analisi: Quando l'individuo fallisce nel raggiungere gli standard sociali, la frustrazione si trasforma in violenza autodiretta (depressione, autolesionismo) o eterodiretta (rabbia verso l'esterno). La violenza diventa una reazione all'insufficienza del Sé.

  • Strategia Preventiva: Decostruzione del mito della "perfezione" sociale attraverso politiche di welfare che valorizzino la persona al di là della sua produttività economica.

2. La De-istituzionalizzazione e l'Erosione dell'Autorità

Un tempo la famiglia, la scuola e lo Stato fornivano una cornice di regole condivise (il "Super-Esercito" sociale).

  • Analisi: Con il crollo di queste istituzioni, assistiamo a un'anomia (assenza di norme), come teorizzato da Durkheim. Senza punti di riferimento, il conflitto non viene più mediato dalle istituzioni, ma risolto attraverso lo scontro fisico o verbale diretto.

  • Strategia Preventiva: Rafforzamento delle reti di prossimità e dei presidi territoriali. La scuola deve tornare a essere un centro di aggregazione comunitario, non solo un luogo di istruzione tecnica.

3. La Teoria del Conflitto e le Disuguaglianze (Bourdieu)

La violenza è spesso un'espressione del capitale simbolico.

  • Analisi: Chi è escluso dal potere economico e sociale usa la violenza come unico capitale disponibile per ottenere rispetto. Nelle periferie o nei gruppi marginalizzati, la "reputazione violenta" è l'unica moneta di scambio che garantisce protezione e status.

  • Strategia Preventiva: Politiche di rigenerazione urbana che non siano solo edilizie, ma sociali, offrendo alternative reali di ascesa sociale attraverso il lavoro e la cultura.

 

 

 

 

4. La Violenza come "Spettacolo" (Guy Debord)

Nella società contemporanea, un atto violento esiste solo se viene visto e condiviso.

  • Analisi: La sociologia evidenzia come la violenza sia diventata performativa. Il crimine viene filmato e postato non per nasconderlo, ma per "esistere" nel flusso mediatico. La visibilità digitale sostituisce l'etica.

  • Strategia Preventiva: Educazione critica ai media (Media Literacy). Bisogna rompere il circuito della "glorificazione algoritmica" della violenza, togliendo il palcoscenico agli autori di gesti emulativi.

 

Strategia Preventiva Integrata: Il "Modello Ecologico"

Per ridurre la violenza oggi, la prevenzione deve agire contemporaneamente su tutti i livelli attraverso il:

  1. Sostegno alla genitorialità (livello micro) per prevenire traumi infantili, per ripristinare un’educazione empatica, un’assistenza nella crescita e nello sviluppo.

  2. Monitoraggio dei quartieri e dei social (livello meso) per intercettare i segnali di radicalizzazione o devianza.

  3. Redistribuzione delle opportunità (livello macro) per dare ai giovani un motivo per aderire al patto sociale anziché violarlo.

  4. Sul ripristinare al centro l’individuo, la persona, con la sua unicità e diversità, sulla capacità critica e di osservazione, sul suo bagaglio emotivo. Rieducare ad essere!

Articolo a cura del
dott. @MercuriLuca, in una sua intervista ci scrivere:
Dopo essermi laureato In Scienze Politiche con Specializzazione nelle Politiche Sociali - criminologiche, ho conseguito un Master in Studi e Politiche migratorie. Successivamente ho intrapreso con maggiore forza e determinazione gli studi criminologici frequentando dapprima un Master in Neurocriminologia Emotiva, un altro in Psicologia Criminale ed infine conseguendo Il biennio di Specializzazione in Criminologia- Criminalistica- Tecniche Investigative e Forensi. Ho partecipato a numerosi incontri sulla fenomenologia criminale sia come uditore sia come formatore. Mi sono occupato di casi di cronaca locale, seguendo come consulente famiglie delle vittime. Mi sono inoltre occupato di casi di bullismo e cyberbullismo. Dal 2023 sono iscritto all' Ancrim (Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti) con sede a Corsico (MI). Attualmente sono vice presidente dell' Associazione Penelope Marche Odv che ha lo scopo di sostenere le famiglie delle persone scomparse e aiutare fattivamente nella ricerca delle stesse. Ho presentato numerosi progetti nel territorio di formazione sul linguaggio non verbale e tecniche di rilevamento della menzogna, sul criminal profiling e sulla rimozione dei blocchi emotivi e l'importanza delle emozioni sul comportamento umano, oltre ad essere uno dei creatori della rassegna denominata " Cammini Comuni" in cui con diversi incontri si cerca di sensibilizzare le persone sulle tematiche e sui fenomeni sociali. Consulente del tavolo scientifico del festival "Errare e Umano" che ha come obiettivo il vedere oltre l'errore e il trasformare le debolezze in opportunità di crescita.
Da sempre mi contraddistingue la passione, la determinazione, la professionalità, la competenza e l'umiltà. In questo lavoro non si è mai arrivati ma si è in un continuo viaggio di conoscenza ed esperienza...perché il comportamento umano è in continuo divenire.

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