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Il suicidio dell' origine. Quando la colpa del figlio uccide l’identità dei genitori: l’ultimo gesto di Pasquale e Maria (di Mariana Berardinetti)


"Scusateci per quello che ha fatto nostro figlio”. In questa manciata di parole, tracciate su un foglio prima di arrendersi all'irreparabile, è racchiuso il senso di una morte civile che ha preceduto quella fisica. Pasquale e Maria, i genitori di Claudio Carlomagno, non si sono limitati a un addio; hanno firmato la confessione di una disfatta totale. Quando il loro figlio ha ucciso Federica Torzullo con ventitré coltellate, nascondendola in una fossa, non ha solo distrutto una vita: ha annientato l’identità stessa di chi lo ha messo al mondo. Oggi Claudio siede in una cella, con lo spettro dell'ergastolo reso inevitabile dalle nuove leggi sul femminicidio, ma per i suoi genitori la condanna è arrivata molto prima del verdetto in tribunale. È scattata nel momento esatto in cui la loro mente è naufragata nell’incapacità di elaborare l’orrore. In questo abisso si consuma il crollo della funzione di contenitore e protettore: il genitore, che per natura pedagogica è il custode della crescita morale del figlio, si ritrova improvvisamente davanti a un estraneo violento. È lo scontro violento tra il figlio ideale, quello costruito in anni di sacrifici, e il figlio reale, un carnefice che non riconoscono più. In questa tragedia si consuma quello che potremmo chiamare il Lutto dell'Origine: un dolore atroce dove i genitori non devono solo fare i conti con la morte dell'idea stessa che avevano del figlio, ma anche con la propria morte sociale. È un lutto che non ha riti di consolazione, perché nessuno porta fiori alla radice di un delitto. Qui emerge il paradosso del servitore della legge: come può un’ex poliziotta, una donna che ha servito lo Stato e ha dedicato la vita a difendere l’ordine, accettare di aver generato chi quella legge l'ha calpestata nel modo più barbaro? E come può un padre, un uomo per bene, sopravvivere alla consapevolezza che il proprio esempio non è bastato? Il delitto del figlio viene percepito come la prova del fallimento totale del compito genitoriale: se l'albero ha prodotto un frutto così avvelenato, allora sono le radici stesse a dover sparire. Fuori dalle mura domestiche, lo stigma e l’isolamento rendono l’aria irrespirabile. Per i vicini di casa, per chi li ha incrociati ogni giorno, non sono più Pasquale e Maria: sono diventati "i genitori del mostro". È un tribunale invisibile ma spietato, dove ogni porta che si chiude conferma la loro espulsione dalla comunità. La vergogna diventa un marchio di Caino impossibile da lavare. È qui che scatta il bisogno di un’espiazione vicaria: "Muoio io, perché il mio sangue ha versato altro sangue". Il loro gesto diventa un suicidio genitoriale altruistico espiatorio, l'unico modo per purificare un cognome ormai sinonimo di morte. Al centro di questo deserto resta la riflessione più amara: la pedagogia della rinuncia verso il nipote sopravvissuto. In un’ottica di pedagogia del trauma, cosa avrebbero potuto insegnare ancora a quel bambino? Quale speranza potevano trasmettere, essendo loro la fonte biologica e il riflesso di chi gli ha tolto la madre? La paura del giudizio futuro di quel nipote diventa una condanna insostenibile. Il loro suicidio è l'ultimo atto di questa rinuncia: eliminarsi per non dover essere lo specchio in cui il piccolo vedrebbe, ogni giorno, l'ombra dell'assassino. Ma sotto i concetti e le definizioni, rimane il tormento dell’anima. È quell'agonia silenziosa di chi si sente complice involontario della morte, quel rumore assordante di una coscienza che non trova più un posto nel mondo. È il tormento di chi ha amato una vita che ha poi seminato distruzione, e che scopre, tragicamente, che l'unico modo per mettere fine a quel dolore è spegnere la luce su se stessi. Restano solo le macerie di una famiglia travolta, dove la violenza di uno ha trascinato tutti nell'abisso, lasciando al mondo un silenzio che pesa molto più di ogni possibile spiegazione.

Dott.ssa Mariana Berardinetti, Criminal Profiler, Magistrato Onorario di Sorveglianza e Docente Forense

La Dott.ssa Mariana Berardinetti è una Criminal Profiler e Analista Comportamentale specializzata, con un duplice ruolo operativo nel settore giudiziario. La sua expertise unisce l'analisi scientifica dei crimini e della devianza alla conoscenza pratica del sistema penitenziario e della giustizia onoraria.

La Dott.ssa Berardinetti non solo opera nel settore, ma contribuisce attivamente alla formazione dei futuri professionisti, posizionandosi come una figura chiave nel supporto tecnico e giudiziario:

Magistrato Onorario di Sorveglianza (Qualifica avvenuta con specifica nomina da CSM).

Docente e Formatrice per Aspiranti Magistrati Onorari (Ruolo implicito nella docenza e nell'esperienza accumulata).

Direttore del Dipartimento di Pedagogia Giuridica e Docente per la Formazione di Consulenti Tecnici (CTU/CTP), con un focus pratico sul sistema giudiziario.

Specializzazione Centrata sul Criminal Profiling

Le sue qualifiche e formazioni avanzate sono direttamente funzionali all'attività di profilazione criminale, essenziale per la comprensione delle violenza e del comportamento deviante:

Esperta in Analisi Scientifica del Comportamento umano (Criminal Profiler): Possiede il Diploma di Master in Analisi Scientifica del Comportamento verbale e non verbale e una formazione specifica in Criminal Profiling e Metodologie di Cold Case Investigation.

Analista Investigativa e Criminologa Forense: È Criminologa Esperta in Analisi della Scena del Crimine, con un Master di Specializzazione in Psicologia Investigativa, Analisi Comportamentale, Psicologia Giuridica, Psicopatologia e Psicodiagnostica Forense.

Competenza Trasversale: Ha completato formazioni in Biologia e Genetica Forense e Tossicologia generale e Clinica.

Formazione Accademica

La sua base accademica pluridisciplinare le fornisce la prospettiva sociale e psicologica necessaria per la profilazione e il lavoro giudiziario:

* Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche (LM85) (Università Pegaso, votazione 104).

* Laurea Magistrale in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali (LM88 Sociologia)

Laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione (Università Guglielmo Marconi - Roma, votazione 105/110).

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