Cybersecurity Act: la sovranità digitale europea (dott.ssa Diletta Fileni)

Cybersecurity Act: la sovranità digitale europea
La cybersecurity sta smettendo di essere una questione esclusivamente tecnica. Per l’Unione europea sta diventando una componente della politica di potenza.
La proposta di revisione del Cybersecurity Act, presentata dalla Commissione europea nel gennaio 2026, va infatti letta dentro una trasformazione più ampia, Bruxelles sta cercando di ridurre le proprie dipendenze tecnologiche e di rafforzare il controllo europeo sulle infrastrutture digitali considerate strategiche.
Il punto non è soltanto proteggere meglio i dati. È capire chi controlla le infrastrutture sulle quali quei dati transitano, vengono elaborati e conservati.
Ed è qui che il cloud diventa centrale.
Gran parte dell’economia europea e della pubblica amministrazione dipende oggi da grandi operatori statunitensi. Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud hanno un peso enorme nel mercato globale del cloud. L’Europa può quindi parlare di autonomia strategica, ma deve fare i conti con una realtà industriale e costruire rapidamente alternative europee altrettanto competitive non è semplice.
La questione diventa ancora più delicata quando entrano in gioco la difesa, le infrastrutture critiche e i dati sensibili.
Il problema è giuridico, ma soprattutto geopolitico. Un’infrastruttura fisicamente collocata in Europa non è necessariamente “europea” se il suo gestore è sottoposto alla legislazione di un Paese terzo. È uno dei nodi al centro del dibattito sulla sovranità del cloud.
E qui si apre una contraddizione difficile da risolvere.
L’Europa vuole diminuire la propria dipendenza dagli Stati Uniti proprio mentre continua ad avere bisogno delle tecnologie e delle capacità industriali sviluppate dalle aziende americane.
Da Washington, requisiti europei sempre più stringenti sulla sovranità dei dati e sulla certificazione dei servizi cloud possono essere percepiti come una barriera per le imprese statunitensi. Dal punto di vista europeo, invece, la questione viene presentata soprattutto come un problema di sicurezza e autonomia strategica: un’infrastruttura considerata critica non può essere completamente indipendente se una potenza straniera mantiene un’influenza tecnologica o giuridica sul suo funzionamento.
È una distinzione sottile, ma fondamentale. Perché la questione non è più soltanto: “I nostri dati sono sicuri?” La domanda è: “Chi ha il potere di intervenire sull’infrastruttura che li custodisce?” E questo cambia completamente la prospettiva.
Il Cybersecurity Act diventa così parte di una partita più ampia che comprende il Data Act, l’AI Act, la politica europea sui semiconduttori e gli investimenti nelle infrastrutture digitali. Sono strumenti diversi, ma inseriti nella stessa ricerca di autonomia: evitare che l’Europa rimanga soltanto un grande mercato per tecnologie progettate, controllate e finanziate altrove.
Ma la sovranità ha un costo. Se Bruxelles introducesse requisiti troppo rigidi senza disporre contemporaneamente di un ecosistema industriale europeo sufficientemente forte, potrebbe aumentare i costi per imprese e amministrazioni e, in alcuni settori, persino limitare l’accesso alle tecnologie più avanzate.
È il dilemma classico dell’autonomia strategica europea: proteggersi dalla dipendenza senza trasformare l’autonomia in isolamento. Ed è proprio questo il punto geopolitico più interessante. L’Europa non sta necessariamente cercando di rompere con gli Stati Uniti. Sta cercando di costruire la possibilità di non dipenderne completamente.
Nel mondo digitale, però, questa distinzione è molto più difficile da realizzare che nel commercio tradizionale. Dietro un servizio cloud non c’è soltanto un prodotto: ci sono infrastrutture, capitali, software, brevetti, semiconduttori, competenze e potere giuridico.
La cybersecurity, quindi, diventa una questione di sovranità. E la prossima partita potrebbe non essere combattuta sui dazi o sulle materie prime, ma sui server, sui data center e sulle infrastrutture invisibili che tengono in piedi l’economia europea.
Segui la:





Commenti