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Cacciamine italiani, quanti marinai e come sono equipaggiate le navi

Gli equipaggi delle unità, comprese quella di scorta e quella di supporto logistico, sarebbero composti da oltre 400 nostri militari. E già nei giorni scorsi si sono già tenute nel Mediterraneo delle attività di addestramento


Due cacciamine, il “Rimini” e il “Crotone”, scortati dal “Montecuccoli”, l’unità multiruolo da combattimento con sistemi di difesa aerea, e affiancati dall’ “Atlante”, la nave della classe Vulcano che da un sostegno a livello logistico.

È questa la flotta italiana che in una ventina di giorni da La Spezia raggiungerà Gibuti, dove farà tappa nell’attesa di fare rotta verso le acque dello Stretto di Hormuz, una volta maturata una tregua tra Usa e Iran e ottenuto il via libera del parlamento. Secondo i calcoli, gli equipaggi sarebbero composti da oltre 400 nostri militari. E già nei giorni scorsi si sono già tenute nel Mediterraneo delle attività di addestramento.


«Laddove scoppiasse la pace - ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenuto con il responsabile della Farnesina Antonio Tajani mercoledì 13 maggio in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite - servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e all’interno del quadro autorizzato missione Internazionale dell’Italia».


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