Frode fiscale da 30 milioni, l'imprenditore 'riciclatore' arrestato in aeroporto: stava cercando di scappare a Dubai
- squadsmpd

- 7 mag
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Lo hanno fermato mentre stava per salire su un volo diretto a Dubai, mettendo fine a una vita che ormai era sempre più lontana dall'Italia. Francesco Franzin, imprenditore di 57 anni originario di Meolo ma da tempo residente negli Emirati e iscritto all'Aire, aveva già venduto quasi tutti i suoi immobili nel Veneziano quando i finanzieri lo hanno intercettato all'aeroporto Marco Polo. Con sé portava migliaia di euro in contanti e un portafoglio di criptovalute dal valore superiore ai 750mila euro, elementi che per gli investigatori confermavano il rischio di una fuga definitiva.
Dietro questa partenza imminente si nascondeva, secondo la ricostruzione della Procura europea e della Guardia di Finanza, scrive il quotidiano Il Gazzettino, un sofisticato sistema di riciclaggio internazionale. Franzin è accusato di aver ripulito il denaro sporco proveniente da una gigantesca frode fiscale sull'Iva, un giro di fatture false e società fantasma che avrebbe movimentato complessivamente oltre 30 milioni di euro. L'indagine è una costola di quella che lo scorso aprile aveva portato allo smantellamento di una banca clandestina gestita da cittadini cinesi nel Padovano.
Come funzionava il sistema
Il ruolo di Franzin sarebbe stato quello di "lavandino" per i proventi illeciti di un'organizzazione criminale asiatica. Tra il 2020 e il 2021 l'imprenditore avrebbe movimentato oltre 4 milioni di euro in contanti: arrivava in Italia dagli Emirati, ritirava i sacchi di banconote e poi li faceva sparire oltre confine attraverso la Kaed Trading, una società con sede in Slovenia priva di una reale operatività commerciale. A incastrarlo è stata la sua stessa meticolosità: i finanzieri hanno infatti trovato una contabilità parallela in cui Franzin annotava con estrema precisione i ritiri di denaro, con scritte inequivocabili come "ricevute in contanti a Meolo" o "a Padova".
Il meccanismo della frode prevedeva l'importazione di merci da Cina, Turchia ed Emirati Arabi Uniti attraverso la società slovena, per poi rivenderle a imprese italiane compiacenti. Questo sistema permetteva di evadere sistematicamente l'Iva grazie a società "cartiere" destinate a fallire dopo pochi mesi, lasciando debiti milionari nei confronti dello Stato.
L'arresto è scattato il 26 aprile, anticipando di un giorno il fermo programmato dopo che le intercettazioni avevano svelato l'intenzione di Franzin di non tornare più in Italia. Contestualmente al blocco in aeroporto, è stato eseguito un sequestro preventivo d'urgenza da 4,6 milioni di euro, considerato il profitto del reato. Nonostante il pubblico ministero avesse chiesto il carcere, il giudice ha concesso gli arresti domiciliari nell'abitazione della madre a Meolo. L'ordinanza prevedeva anche l'applicazione del braccialetto elettronico, ma al momento l'imprenditore ne è sprovvisto perché i dispositivi a disposizione della Procura europea sarebbero esauriti.




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