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Trappola di Tucidide, cos'è e perché Xi l'ha citata davanti a Trump: è un chiaro messaggio politico

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto oggi a Pechino un delicato confronto diplomatico con il leader cinese Xi Jinping, in un vertice destinato a occupare il centro della scena internazionale fino a venerdì. Sul tavolo dei colloqui figurano alcuni dei dossier più sensibili degli equilibri globali: relazioni commerciali, politica dei dazi, Taiwan, sicurezza regionale e tensioni con l’Iran.


Nel discorso iniziale trasmesso dai media ufficiali cinesi, Trump ha mostrato toni concilianti, sostenendo che i rapporti tra Washington e Pechino potrebbero entrare nella loro fase “migliore di sempre”. Il presidente americano ha anche ricordato il rapporto personale costruito negli anni con Xi, sottolineando di conoscere il leader cinese da più tempo rispetto a qualsiasi altro presidente statunitense recente nei confronti della leadership di Pechino.


Perché è stata citata la "trappola di Tucidide"

Dal canto suo, Xi ha voluto inquadrare il summit in una prospettiva storica più ampia. Il presidente cinese ha richiamato il rischio della cosiddetta “trappola di Tucidide”, concetto ormai diventato centrale nel dibattito strategico internazionale sulle relazioni tra grandi potenze. Secondo Xi, il punto cruciale per Stati Uniti e Cina è evitare che la crescente competizione reciproca degeneri in uno scontro aperto.

L’espressione prende il nome dallo storico greco Tucidide, autore della cronaca della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. Nella lettura moderna resa popolare dal politologo di Harvard Graham Allison, la teoria descrive il pericolo che nasce quando una potenza emergente mette in discussione la supremazia di una potenza dominante. In questo schema, la Cina rappresenterebbe la forza in ascesa, mentre gli Stati Uniti incarnano l’equilibrio consolidato chiamato a difendere il proprio primato.

Allison ha approfondito il tema nel libro "Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?", pubblicato nel 2017, in cui sostiene che rivalità economiche, corsa tecnologica, nazionalismi e diffidenze reciproche possano creare dinamiche estremamente pericolose anche in assenza di una volontà diretta di guerra.

 

Il messaggio politico di Xi

Nel riferimento di Xi c’è quindi un messaggio politico preciso: Pechino vuole presentare la crescita della propria influenza internazionale come un processo inevitabile ma non aggressivo, chiedendo agli Stati Uniti di non interpretarlo come una minaccia da contenere militarmente o economicamente. Washington, invece, continua a considerare la Cina un concorrente sistemico capace di sfidare la leadership americana sul piano industriale, tecnologico e strategico.


Il nodo più delicato resta comunque Taiwan. Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Xinhua, Xi avrebbe definito l’isola “la questione più importante” nei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Il presidente cinese ha avvertito che una gestione errata del dossier potrebbe trascinare le due potenze verso una fase di confronto diretto, mettendo a rischio la stabilità dell’intera relazione bilaterale.

Nel suo intervento inaugurale, Xi ha inoltre invitato Washington e Pechino a collaborare sulle principali crisi internazionali, sostenendo che le due maggiori economie mondiali abbiano la responsabilità di contribuire insieme alla sicurezza globale e alla costruzione di “un futuro migliore” per la comunità internazionale.


 
 
 

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