Morte di Massimo Ciarelli, fissata l'autopsia. Il carabiniere non è indagato: attivata la procedura 45-bis
- squadsmpd

- 3 lug
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Si tratta di un nuovo registro consente alla persona interessata di partecipare agli accertamenti che potrebbero riguardarla senza essere formalmente indagata

Non è indagato il carabiniere che si trovava alla guida della jeep dell’Arma contro cui si è scontrato lo scooter di Massimo Ciarelli, il 43enne morto mercoledì primo luglio al culmine di un inseguimento tra Montesilvano e Silvi. Nei confronti del militare è stata fatta un’annotazione preliminare secondo il nuovo modello 45-bis, procedura che non equivale all’iscrizione nel registro degli indagati. Intanto domani, sabato 4 luglio, a Teramo, sarà eseguita l’autopsia sul corpo del 43enne.
La sostituta procuratrice del tribunale di Teramo, Elisabetta Labanti, titolare del fascicolo aperto per omicidio stradale al momento contro ignoti, ha affidato l’incarico per l’esame autoptico al medico legale Donatella Fedeli. L’accertamento inizierà alle 12. La famiglia di Ciarelli, assistita dall’avvocata Laura Filippucci, ha nominato come consulente di parte il medico legale Paola Vellante.
L’annotazione relativa al carabiniere è stata effettuata secondo il modello 45-bis, introdotto dal recente decreto sicurezza e approvato con decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio del 22 aprile scorso. La procedura viene utilizzata quando, fin dalle prime valutazioni, “appare evidente” che un fatto possa essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione prevista dal codice penale, come l’adempimento del dovere o il legittimo esercizio delle proprie funzioni. Il nuovo registro consente alla persona interessata di partecipare agli accertamenti che potrebbero riguardarla senza essere formalmente indagata. L’annotazione, dunque, non equivale a un’iscrizione nel registro degli indagati e non impedisce alla procura di proseguire con tutti gli approfondimenti necessari.
I fatti risalgono alla serata di mercoledì. Attorno alle 20 una pattuglia dei carabinieri, a Montesilvano, aveva notato Ciarelli - condannato per l’omicidio dell’ultrà pescarese Domenico Rigante, avvenuto nel 2012 - a bordo di uno scooterone insieme a un’altra persona. All’alt dei militari il mezzo non si sarebbe fermato e da lì sarebbe iniziato un inseguimento lungo la statale 16, attraverso Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi.
Al confine con Silvi, in prossimità di una rotatoria, il passeggero sarebbe sceso dallo scooter, mentre Ciarelli avrebbe continuato la fuga da solo. Una delle auto dei carabinieri si sarebbe fermata per bloccare l’uomo rimasto a terra. Il 43enne, invece, avrebbe utilizzato la rotatoria per invertire il senso di marcia e tornare verso Montesilvano. Procedendo in direzione sud, Ciarelli avrebbe invaso la corsia opposta, forse nel tentativo di superare le auto in coda, scontrandosi frontalmente con una seconda jeep dei carabinieri che viaggiava verso nord. I soccorritori del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma per il 43enne non c’è stato nulla da fare.
L’inchiesta della procura di Teramo dovrà ora ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’inseguimento e dello scontro. Tra gli elementi al centro degli accertamenti ci sono anche le immagini registrate dalle dashcam installate sulle auto dei carabinieri coinvolte nell’inseguimento, che potranno contribuire a chiarire le diverse fasi della fuga e dell’incidente. Gli accertamenti tecnici e le consulenze saranno determinanti per ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità.
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Morte di Massimo Ciarelli, domani l'autopsia. Il carabiniere non è indagato: attivata la procedura 45-bis
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