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L'Invisibile Ferita: Quando la Manipolazione Esaspera l'Abuso. (dr.ssa DEIANA Mariantonietta)

  • Immagine del redattore: dr.ssa Deiana Mariantonietta
    dr.ssa Deiana Mariantonietta
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il dibattito pubblico sulla tutela dei minori tende spesso a concentrarsi, per una necessaria urgenza di intervento, sulla ferita visibile, sul segno tangibile di una violenza fisica che scuote le coscienze. Tuttavia, esiste una dimensione del maltrattamento ancora più insidiosa, una forma di violenza psicologica che agisce nel silenzio delle mura domestiche e che trasforma la realtà in un labirinto di specchi: il gaslighting. Quando questa dinamica si innesta su un contesto di abuso sui minori, l’effetto non è semplicemente additivo, ma moltiplicatore, portando a una frammentazione dell'identità del bambino che può compromettere irrimediabilmente il suo sviluppo emotivo.

Il termine, derivato dal linguaggio psicologico moderno, descrive una forma di manipolazione psicologica crudele in cui la vittima viene indotta a dubitare della propria memoria, della propria percezione e, in ultima istanza, della propria sanità mentale. Nel contesto educativo e familiare, il gaslighting si manifesta attraverso la negazione sistematica dell'evidenza: "Non è successo niente", "Stai inventando tutto", "Sei troppo sensibile". Per un bambino, la cui bussola morale e cognitiva è interamente orientata verso le figure di accudimento, questa negazione è paralizzante. Se la persona che dovrebbe proteggermi mi dice che il dolore che provo non esiste, o che la violenza che ho subito è frutto della mia fantasia, il conflitto interiore diventa insostenibile. Il minore si trova costretto a scegliere tra la propria verità sensoriale e il legame vitale con l'adulto; quasi sempre, per sopravvivenza affettiva, sceglie di sacrificare la propria percezione.

Questa forma di controllo coercitivo rende la violenza "devastante" perché distrugge i meccanismi di difesa naturali. Mentre un abuso fisico può generare rabbia o desiderio di fuga, il gaslighting genera confusione e paralisi. Il bambino smette di fidarsi di se stesso. In sede di mediazione o di intervento educativo, ci scontriamo spesso con l'estrema difficoltà di far emergere la narrazione dei fatti, non perché il minore voglia mentire, ma perché la sua stessa memoria è stata colonizzata dalla versione dell'abusante. L'adulto manipolatore non si limita a colpire, ma riscrive la storia dell'evento, isolando la vittima in una solitudine cognitiva dove non esistono più punti di riferimento certi.

Dal punto di vista della prevenzione e del recupero, è fondamentale comprendere che la guarigione da un trauma fisico è un processo lineare, ma la ricostruzione di un io frammentato dal gaslighting richiede un lavoro profondo sulla validazione del sé. Rompere il silenzio non basta se non si restituisce al minore il diritto di credere ai propri occhi e al proprio dolore. La responsabilità della società e dei professionisti del settore non è solo quella di fermare la mano che colpisce, ma di smascherare le parole che nascondono la verità, offrendo uno spazio sicuro dove la realtà possa finalmente smettere di essere un'opinione e tornare a essere il fondamento su cui ricostruire una vita libera dalla paura. Solo attraverso il riconoscimento incondizionato dell'esperienza vissuta dal bambino possiamo sperare di disinnescare quella violenza psicologica che, se ignorata, continua a scavare solchi profondi ben oltre la guarigione dei segni esteriori.


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