Bashirov: «L'Ucraina? Per Putin e Trump non è più sul tavolo: si pensa solo agli affari. E Mosca per Xi è una polizza assicurativa»
- squadsmpd

- 21 mag
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«Le parole più importanti di questo vertice sono state quelle del presidente Xi Jinping sulla “legge della giungla”, una chiara allusione al fatto che oggi sembra che esista solo il diritto del più forte, mentre il vecchio sistema di rapporti internazionali appare smantellato».
Su chi sia stato il primo ad approfittarne svicola, sostenendo che l’Ucraina è da tempo fuori dalle discussioni tra Usa, Cina e Russia. Ma nonostante questo, qualche dubbio si coglie anche nelle granitiche certezze di Marat Bashirov, ex deputato di Russia Unita, docente della Scuola Superiore di Economia nonché politologo di successo in quanto titolare di un canale Telegram da quasi un milione di follower.
Qual è il significato di questa visita di Putin in Cina?
«Per la prima volta abbiamo visto un documento in cui sono descritte le nuove regole del mondo multipolare. Poi, una ventina di accordi interstatali che riguardano l’imprenditoria, una mole che indica come sia in corso uno sviluppo progressivo dei rapporti russo-cinesi».
Donald Trump era stato accolto all’aeroporto dal vicepresidente della Repubblica popolare cinese, mentre a salutare Putin c’era il ministro degli Esteri…
«Questa visita è stata praticamente identica a quella del presidente americano. I cinesi hanno seguito rigorosamente il protocollo diplomatico. Non ha senso confrontare il livello gerarchico delle autorità cinesi. Il ministro Wang Yi è spesso venuto in Russia, Putin lo conosce bene».
Tornando alla «legge della giungla» citata nella Dichiarazione congiunta, come interpretare gli strali contro gli Usa?
«Bisogna tornare alla visita di Trump, quando la Cina per la prima volta ha fatto intendere di essere pari agli Usa, e anzi ha indicato come il problema di Taiwan non debba essere portato all’estremo da parte dell’America. Dopo gli eventi iraniani e venezuelani, questi temi sono stati discussi in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. La netta affermazione che Russia e Cina non accettano lo smantellamento del diritto internazionale operato in modo sfacciato dagli Usa è una sfumatura importante».
La visita di Trump perseguiva lo scopo di dividere la Cina dalla Russia?
«Trump doveva scegliere il minore dei mali. Non andare in Cina sarebbe stato giudicato come un indizio di debolezza. Il viaggio cinese era dovuto a scopi di politica interna. L’invito a Xi negli Usa per settembre è la prova del fatto che nei prossimi mesi si porrà l’accento sull’agenda di politica estera. E se Trump non firmerà con Xi qualcosa che possa essere presentato come un profitto in vista delle elezioni di midterm, per lui si mette male».
È finita la luna di miele tra Mosca e Washington?
«Si tratta di una intesa economica, non politica, come ho sempre detto. Affari. Putin e Trump hanno preparato alcuni accordi nel settore energetico che non sono meno importanti rispetto a quello che è stato deciso ora sul gasdotto Power of Siberia 2».
Quindi, poco o nulla…
«Certo, ancora una volta sul gasdotto russo-cinese non è stato siglato nulla di definitivo. Ma almeno sono stati precisati i parametri principali del progetto. Non è stato ancora concordato tutto, ma visto che le parti dichiarano che sono stati risolti gli aspetti fondamentali, ovvero gli itinerari e i prezzi che determinano anche le quantità, si è alquanto progrediti. E non escludo affatto che possano sorgere anche accordi trilaterali. Tutti guardano ai rapporti Russia-Usa pensando all’Ucraina, ma come ho detto quello non è più un tema sul tavolo dei due Paesi. A Trump e alla Russia interessano l’economia e gli affari».
Proprio per questo, non le sembra che nelle relazioni tra Russia e Cina ci sia uno sbilanciamento a favore di quest’ultima?
«In parte sì, in parte no. Cosa farebbe ora la Cina se non avesse una polizza assicurativa russa per il nostro gas liquefatto, per il metano che arriva dai gasdotti, per il petrolio? Trump ha di fatto messo un cappio sullo Stretto di Hormuz. Se la Cina non avesse questo airbag energetico russo, la vedrebbe dura. Al tempo stesso, riconosco che c’è una nostra dipendenza per tutto quel che riguarda l’high tech e l’elettronica. Però se non avete petrolio e gas, potete essere anche una superpotenza industriale, ma non siete in grado di produrre niente a prezzi stabili e con quantità stabili. La Russia rimane il garante strategico della sicurezza energetica per la Cina».




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